COME POSSO AIUTARE MIO FIGLIO A ESPRIMERE LE EMOZIONI SENZA CHIUDERSI O SCOPPIARE?
- 30 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 16 nov 2025
Esprimersi significa dare un nome a ciò che si sente.
Ma per molti bambini non è affatto semplice: a volte non trovano le parole giuste, altre volte si chiudono o si arrabbiano senza sapere perché.
Come adulti ci chiediamo spesso come aiutarli a gestire ciò che provano, senza reprimerlo o cercare di "aggiustarlo" e nemmeno esserne travolti.
Oggi viviamo in una società veloce, frammentata, dove la lentezza è diventata quasi un lusso.
I social e la tecnologia ci abituano a un ritmo di immagini, stimoli e like: tutto deve agganciare, stupire, apparire.
E così anche il bisogno più umano — quello di essere visti e riconosciuti — si perde in un mare di finzione e solitudine emotiva.
Nel tentativo di restare connessi, finiamo per esserlo sempre meno: con gli altri e con noi stessi.
In un contesto sempre più artefatto è fondamentale recuperare una dimensione più umana, più autentica.
Ma per i ragazzi di oggi, disabituati alla relazione, questo è tutt’altro che semplice: ascoltarsi implica riconoscersi, e intorno a noi non c’è una società che faccia da specchio al nostro reale vissuto.
La scelta, spesso inconsapevole, diventa questa: alienarsi per adattarsi o sentirsi frustrati per ciò che non si riesce a esprimere.
Un tempo era diverso.
Le vecchie generazioni non subivano il bombardamento di stimoli a cui siamo sottoposti oggi, tenevano diari, scrivevano lettere, leggevano e si riconoscevano nelle parole.
Erano gesti quotidiani, quasi scontati, ma profondamente regolatori: scrivere e leggere permetteva di rallentare, riflettere, dare forma al mondo interiore.
Oggi queste pratiche si sono rarefatte, inghiottite dalla fretta e dagli schermi. Fermarsi a scrivere è diventato un esercizio noioso, quasi faticoso — eppure è proprio nella lentezza che nasce la consapevolezza.
Il ritmo naturale della vita ha una dimensione molto più ampia e complessa rispetto a quella percepita, ma non siamo più in grado di coglierla davvero. Ciò che rimane è un "groviglio emotivo", più facile da nascondere sotto al tappeto piuttosto che da districare. Ma siamo sicuri che sia funzionale?
Scrivere aiuta a:
* trasformare la confusione in parole,
* alleggerire ciò che pesa dentro,
* capire cosa si prova e come accoglierlo.
La scrittura esperienziale nasce da questa sfida: offrire ai bambini un modo per conoscersi attraverso il linguaggio, per mettere su carta ciò che il corpo e il cuore sentono.
Ma se mio figlio non vuole scrivere?
Qui entra in gioco la forza del gruppo.
Nei laboratori di scrittura esperienziale per bambini di quarta e quinta elementare, affrontare nuove sfide insieme rende tutto più facile: la pigrizia si smorza, la lentezza si trasforma in condivisione, la motivazione cresce e l’esperienza diventa un gioco collettivo.
Le parole diventano un ponte — tra dentro e fuori, tra pensiero ed emozione, tra sé e gli altri.
Nei laboratori di scrittura esperienziale per bambini di quarta e quinta elementare, le parole diventano strumenti di espressione e di relazione. Piccoli passi per imparare a conoscersi… una parola alla volta.
L'obiettivo? Equipaggiarli di risorse interne efficaci per aiutarli a diventare adulti consapevoli.





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